origini del coaching

La parola coach affonda le sue radici nel termine francese coche (carrozza), a sua volta derivato da un villaggio ungherese famoso per la qualità delle carrozze. Già nel XVI secolo, il cocchiere era colui che conduceva da un punto A a un punto B: una metafora perfetta per il coaching di oggi.

Nel mondo anglosassone, il termine si è evoluto in ambito sportivo, dove il coach allenava non solo le abilità tecniche ma anche l’atteggiamento mentale ed emotivo dell’atleta. Negli anni ’90, il coaching ha fatto il suo ingresso anche nelle aziende, rivolgendosi inizialmente ai manager e poi a chiunque desideri sviluppare consapevolezza, capacità decisionali e benessere personale.

Tra i pionieri del coaching moderno c’è Timothy Gallwey, che introdusse il concetto di gioco interno: il dialogo interiore che, più di ogni avversario esterno, può ostacolarci. Allenare il nostro gioco interno significa superare dubbi, paure e convinzioni limitanti.

Un altro riferimento fondamentale è John Whitmore, che ha portato il coaching in ambito business e sviluppato il modello GROW. Secondo Whitmore, il coaching non consiste nel dare risposte, ma nel porre domande potenti che aiutano le persone a ritrovare la propria strada, spesso soffocata da aspettative esterne, pressioni culturali o bisogni di approvazione.

Volendo utilizzare una metafora il coaching può essere paragonato a una carrozza, un taxi, un treno o un qualsiasi mezzo di trasporto che ci permette di andare da un punto A a un punto B; nell’ambito della stessa metafora, chi guida il mezzo di trasporto può essere paragonato al coach (di fatto la parola “cocchiere” o cochero in spagnolo hanno la stessa radice: coach), che guida il suo cliente perché possa raggiungere il punto B.

Spesso i clienti del coach sanno come raggiungere il punto B, ma quello che vorrebbero è raggiungerlo in un altro modo: ad esempio con più tranquillità, con meno stress o più velocemente.

Altre volte i clienti hanno bisogno di esser guidati per definire esattamente cosa è il punto B, o detto in altre parole, cosa vogliono veramente.

Molte volte sappiamo cosa non vogliamo (quindi il punto A non ci soddisfa completamente), ma non sappiamo di cosa è fatto il punto di arrivo, o quale direzione prendere per essere soddisfatti.

Un coach, quindi, guida il coachee per raggiungere obiettivi nuovi o per raggiungere i vecchi obiettivi con un’altra modalità.